“Quando salgo in moto mi si libera la testa.”
È una sensazione che molti motociclisti conoscono bene. Basta a volte infilare il casco, partire e percorrere qualche chilometro perché i pensieri che fino a poco prima sembravano occupare tutto lo spazio mentale passino in secondo piano.
Ma quando parliamo di moto e benessere psicologico, cosa possiamo affermare davvero?
Negli ultimi anni alcune ricerche hanno provato a osservare cosa succede mentre guidiamo una motocicletta, misurando attività cerebrale, attenzione, frequenza cardiaca e alcuni indicatori fisiologici collegati alla risposta allo stress.
I risultati sono interessanti: durante la guida della moto sembrano modificarsi alcuni processi legati all’attenzione e al monitoraggio dell’ambiente e, contemporaneamente, cambia l’attivazione fisiologica dell’organismo.
Questo, però, non significa che possiamo tradurre automaticamente ogni risultato scientifico nella frase “andare in moto fa bene”.
Proviamo allora a capire cosa sappiamo davvero.
Cosa succede al cervello mentre guidiamo una moto
Uno degli studi più interessanti sull’argomento è stato pubblicato nel 2021 sulla rivista scientifica Brain Research.
I ricercatori hanno confrontato ciò che accadeva durante tre differenti condizioni: guidare una motocicletta, guidare un’automobile e rimanere seduti a riposo.
Durante l’esperimento sono stati analizzati sia alcuni parametri dell’attività cerebrale attraverso EEG, sia indicatori fisiologici come frequenza cardiaca e concentrazioni di epinefrina, cortisolo, DHEA-S e testosterone.
I risultati hanno mostrato, durante la guida della motocicletta, modificazioni dell’attività cerebrale che gli autori hanno interpretato come compatibili con un maggiore coinvolgimento dei processi di elaborazione sensoriale, attenzione visiva e monitoraggio dell’ambiente. Anche la frequenza cardiaca e l’epinefrina aumentavano, mentre diminuiva il rapporto tra cortisolo e DHEA-S.
Detto in termini molto più semplici: quando siamo in moto il nostro cervello ha parecchio da fare.
Dobbiamo leggere continuamente la strada e ciò che accade intorno a noi: una curva che si avvicina, il comportamento delle auto, un incrocio, le condizioni dell’asfalto, la traiettoria, la velocità, la presenza di ostacoli.
E mentre facciamo tutto questo dobbiamo anche controllare la moto.
La guida richiede quindi una continua selezione delle informazioni rilevanti e un adattamento costante delle nostre risposte.
È interessante perché potrebbe aiutarci a comprendere quella sensazione che molti motociclisti descrivono come “svuotare la testa”.
Forse non smettiamo affatto di pensare.
Semplicemente, una parte importante delle nostre risorse attentive viene assorbita da ciò che sta accadendo qui e ora.
Moto e attenzione: perché la guida richiede concentrazione
Quando guidiamo una moto non possiamo concentrarci soltanto su ciò che abbiamo immediatamente davanti.
La guida richiede di osservare continuamente l’ambiente, anticipare ciò che potrebbe accadere e adattare di conseguenza velocità, traiettoria e comportamento. Entrando in una curva, per esempio, valutiamo contemporaneamente il raggio, la visibilità, il fondo stradale, la posizione degli altri veicoli e ciò che potrebbe comparire lungo la nostra traiettoria.

Con l’esperienza molte di queste operazioni diventano più rapide e automatiche, ma l’attenzione resta una componente centrale della guida.
Lo studio pubblicato su Brain Research va proprio in questa direzione: i dati raccolti suggeriscono che durante la guida motociclistica aumentino il coinvolgimento attentivo e il monitoraggio dei cambiamenti presenti nell’ambiente.
È probabilmente anche per questo che molti motociclisti descrivono la guida come un’attività capace di “portare nel presente”. Da qui nasce spesso il paragone con la mindfulness.
Il confronto è interessante, ma va usato con cautela: guidare una moto non equivale a praticare mindfulness. Possiamo però dire che la guida richiede una forte focalizzazione su ciò che sta accadendo momento per momento.
Questo continuo coinvolgimento dell’attenzione può contribuire a spiegare perché, almeno soggettivamente, durante un giro in moto pensieri e preoccupazioni sembrino passare temporaneamente in secondo piano.
Moto e stress: possiamo davvero dire che riduce lo stress?
Qui la questione diventa ancora più interessante. Se cercassimo online i benefici psicologici della moto, probabilmente troveremmo molto rapidamente affermazioni del tipo:
“Guidare una moto riduce lo stress.”
Ma scientificamente il discorso è più complesso.
Lo stress non può essere descritto attraverso un unico parametro. Una cosa è ciò che percepiamo soggettivamente: sentirci tesi, preoccupati, sovraccarichi o, al contrario, rilassati e soddisfatti. Un’altra è ciò che sta facendo contemporaneamente il nostro organismo.

Nello studio del 2021, mentre i partecipanti guidavano la motocicletta la frequenza cardiaca aumentava. Aumentavano anche i livelli di epinefrina e si modificava il rapporto cortisolo/DHEA-S.
Quindi il corpo non si trovava semplicemente in una condizione di rilassamento. Era attivato. E in realtà non dovrebbe sorprenderci.
Guidare una motocicletta richiede vigilanza, coordinazione motoria, controllo del mezzo e capacità di reagire rapidamente a quello che succede.
Ma qui c’è una distinzione importante: attivazione fisiologica e stress vissuto negativamente non sono necessariamente la stessa cosa.
Possiamo sperimentare un’intensa attivazione mentre facciamo qualcosa che ci piace.
Pensiamo allo sport, a una discesa sugli sci, a una gara, a un’attività particolarmente coinvolgente o perfino a una bella sorpresa: il cuore può accelerare senza che quell’esperienza venga percepita come negativa.
Ed è probabilmente uno degli aspetti più interessanti quando parliamo di moto e stress.
Un’uscita in moto può richiedere un’importante attivazione fisica e mentale e, allo stesso tempo, essere vissuta dal motociclista come piacevole, gratificante o capace di interrompere almeno temporaneamente una serie di pensieri e preoccupazioni.
La domanda quindi non dovrebbe essere semplicemente: “la moto abbassa lo stress?”
Forse è più interessante domandarsi: “Che cosa succede alla nostra esperienza dello stress mentre siamo completamente coinvolti nella guida?”
Sono due domande molto diverse. E la seconda, almeno per ora, è molto più coerente con ciò che la ricerca ci permette di osservare.
Andare in moto fa bene alla mente?
Qui entra inevitabilmente anche l’esperienza personale.
Chi va in moto sa che non tutti i benefici possono essere ridotti a EEG, frequenza cardiaca o ormoni. C’è il piacere di partire. La scoperta di un luogo nuovo. La soddisfazione di affrontare una strada impegnativa. Il senso di competenza che deriva dal migliorare progressivamente nella guida. La possibilità di ritagliarsi uno spazio personale. Il contatto con l’ambiente e con ciò che ci circonda. La condivisione con altri motociclisti.
Sono esperienze difficili da condensare in un unico indicatore fisiologico.
Questo però non significa che dobbiamo attribuire automaticamente alla moto effetti psicologici che non sono stati dimostrati.
Da psicologa, trovo particolarmente importante distinguere il benessere percepito da una persona dagli effetti che possiamo considerare scientificamente dimostrati.
Posso sapere che dopo un giro in moto mi sento meglio. Quell’esperienza è reale e ha valore.
Un’altra cosa è affermare che lo stesso effetto si produca necessariamente in tutte le persone o individuare con certezza il meccanismo che lo ha determinato.
La ricerca disponibile offre alcuni tasselli interessanti. Non ancora tutto il puzzle.
Quando attenzione e concentrazione vengono meno
C’è poi un altro lato della questione che non possiamo ignorare.
Se la guida della motocicletta richiede una notevole quantità di attenzione, significa anche che le condizioni nelle quali decidiamo di guidare contano moltissimo.
Essere motociclisti esperti non ci rende immuni dalla distrazione.

Uno studio pubblicato nel 2023 su Accident Analysis & Prevention ha affrontato proprio questo aspetto analizzando gli errori attentivi dei motociclisti e il loro coinvolgimento in attività distraenti.
La ricerca ha coinvolto 418 motociclisti, che hanno compilato un questionario comprendente una versione della Attention-Related Driving Errors Scale adattata specificamente alla guida motociclistica, denominata ARDES-M.
I ricercatori hanno trovato una relazione tra errori legati all’attenzione e coinvolgimento in attività distraenti. Lo studio ha inoltre evidenziato associazioni tra maggiori errori attentivi e diverse tipologie di incidenti e quasi-incidenti riferiti dai partecipanti.
Anche in questo caso serve un po’ di cautela: lo studio si basa sulle risposte dei motociclisti a un questionario, quindi mostra dei collegamenti interessanti, ma non prova che una certa distrazione causi direttamente un incidente.
Ma il punto rimane importante.
La moto richiede attenzione, ma non crea automaticamente attenzione.
Possiamo metterci alla guida stanchi. Possiamo avere la testa occupata da una preoccupazione. Possiamo essere arrabbiati, agitati, assonnati o semplicemente distratti.
E possiamo aggiungere ulteriori fonti di distrazione attraverso navigatore, telefono, musica o altri dispositivi.
Il fatto che normalmente andare in moto ci aiuti a concentrarci su ciò che stiamo facendo non significa quindi che sia sempre il momento giusto per salire in sella.
Anche questa consapevolezza fa parte della sicurezza.
E la mototerapia?
C’è infine un elemento interessante che merita almeno di essere citato.
In Italia il rapporto tra motociclismo e benessere ha raggiunto anche un riconoscimento istituzionale attraverso la Legge 16 dicembre 2024, n. 210, dedicata al riconoscimento e alla promozione della mototerapia, alla quale nel 2026 sono seguite le linee guida nazionali per la sua regolamentazione.
La normativa riguarda un ambito specifico e definisce la mototerapia come terapia complementare rivolta in particolare a persone con disabilità e pazienti inseriti in determinati percorsi assistenziali e riabilitativi.
È quindi un tema diverso rispetto alla domanda da cui siamo partiti — cosa succede a noi motociclisti quando guidiamo — ma merita un approfondimento specifico. In un articolo dedicato alla mototerapia vedremo su quali presupposti, evidenze e riferimenti normativi è stato costruito il suo riconoscimento in Italia.
Quindi, cosa dice davvero la ricerca su moto e benessere psicologico?
Torniamo allora alla domanda da cui siamo partiti: andare in moto fa davvero bene alla mente?
La ricerca non può dirci che valga per tutti o che l’effetto sia sempre lo stesso. Ci aiuta però a capire meglio cosa succede mentre guidiamo.
Sappiamo che andare in moto richiede attenzione continua e un costante controllo di ciò che accade intorno a noi. Sappiamo anche che il nostro organismo si attiva e che sentirsi meno stressati non significa necessariamente essere fisicamente più rilassati.
In altre parole, la moto può impegnare molto corpo e mente e, allo stesso tempo, essere vissuta come un’esperienza piacevole, coinvolgente e capace di mettere per un po’ in secondo piano pensieri e preoccupazioni.
Naturalmente conta anche come arriviamo alla guida: stanchezza, distrazione o uno stato psicofisico non ottimale possono ridurre quella capacità di concentrazione che in moto è fondamentale.
La ricerca ci offre quindi alcuni elementi per comprendere meglio ciò che molti motociclisti raccontano da sempre: la sensazione di salire in sella con la testa piena e tornare, qualche ora dopo, con gli stessi problemi ma con la mente un po’ più leggera.
Poi c’è tutto quello che appartiene all’esperienza personale: una strada che ci assorbe completamente, una curva che richiede tutta la nostra attenzione, un panorama che ci fa fermare, il piacere di essere semplicemente lì, in quel momento.
Ed è forse proprio nell’incontro tra ciò che possiamo misurare e ciò che sperimentiamo sulla nostra pelle che diventa interessante continuare a esplorare il rapporto tra moto e benessere psicologico.
Se vuoi lasciare per un momento da parte studi, EEG e parametri fisiologici e tornare all’esperienza di chi va davvero in moto, puoi leggere anche 6 motivi per cui uscire in moto può cambiare una giornata storta.
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