Ci sono giornate che sembrano iniziare storte e continuare peggio.
Ti alzi con la testa già piena, qualcosa va storto, un imprevisto ne richiama un altro e, senza quasi accorgertene, continui a rimuginare sugli stessi pensieri.
A me è capitato più di una volta di prendere la moto proprio in una di quelle giornate. Ed è anche da questa esperienza che nasce una domanda che molti motociclisti, almeno una volta, si sono fatti: andare in moto fa bene anche alla mente?
Non perché basti girare la chiave e accendere il motore per cancellare un problema, ma perché uscire, cambiare ambiente e concentrarsi sulla guida può modificare profondamente il modo in cui stiamo vivendo quel momento.
Ognuno vive la moto in maniera diversa, ma guidare mette in gioco attenzione, concentrazione, percezioni sensoriali, emozioni, curiosità e movimento. Tutti elementi che possono, almeno per qualche ora, spostare la nostra attenzione da ciò che ci sta occupando la mente verso quello che stiamo vivendo.
Ed è proprio da qui che voglio partire.
6 motivi per uscire in moto quando hai bisogno di staccare
Non serve necessariamente organizzare un viaggio o avere davanti centinaia di chilometri. A volte basta indossare casco e giacca, salire in moto e concedersi qualche ora. Una strada che conosciamo. Una deviazione presa all’ultimo momento. Un posto nel quale non siamo mai stati. O semplicemente il piacere di guidare.
Ci sono almeno sei motivi per cui uscire in moto può aiutarci a cambiare il ritmo di una giornata partita male.
1. Guidare la moto può interrompere il flusso dei pensieri
Hai presente quelle giornate in cui continui a ripensare alla stessa cosa?
Una discussione, un problema di lavoro, qualcosa che avresti voluto dire diversamente oppure una preoccupazione per ciò che potrebbe accadere domani. Il corpo è nel presente, ma la testa continua ad andare avanti e indietro tra passato e futuro.
Quando si guida una moto, soprattutto su una strada che richiede attenzione, continuare indisturbati quel dialogo interno diventa più difficile. Una curva richiede una decisione. Un incrocio richiede attenzione. Una variazione dell’asfalto deve essere osservata. Una strada sconosciuta ci obbliga a leggere quello che abbiamo davanti.
Non si tratta quindi di “spegnere il cervello”. Accade quasi il contrario: la guida ci chiede di utilizzarlo su ciò che sta succedendo in quel momento.
E così può interrompersi, almeno temporaneamente, quel meccanismo per cui continuiamo a girare intorno allo stesso pensiero. Il problema magari sarà ancora lì quando torneremo. Ma qualche volta basta essersene allontanati mentalmente per un paio d’ore per riuscire a guardarlo da una prospettiva leggermente diversa.
2. La moto ti riporta al presente attraverso i sensi
Uno degli aspetti che amo maggiormente del viaggiare in moto è il rapporto diretto con l’ambiente.
In auto attraversiamo un paesaggio protetti dall’abitacolo. In moto abbiamo spesso la sensazione di esserci dentro.
Cambiano la temperatura e l’aria che ci circonda. Sentiamo il profumo di un bosco, dell’erba appena tagliata oppure della salsedine quando ci avviciniamo al mare. Percepiamo il caldo che aumenta scendendo di quota o l’aria che improvvisamente diventa più fresca salendo verso un valico. Cambiano la luce, i rumori, il paesaggio.
Naturalmente tutto questo non deve trasformarsi in distrazione: durante la guida l’attenzione alla strada e alla sicurezza viene prima di qualsiasi panorama. Ma l’esperienza motociclistica rimane profondamente sensoriale.
E poi arriva la sosta. Spegnere il motore. Togliere il casco. Guardarsi intorno. Sentire improvvisamente il silenzio dopo chilometri di strada. Magari sedersi su un muretto davanti a un panorama che cinque minuti prima nemmeno sapevamo esistesse.
Sono momenti semplicissimi, ma ci riportano quasi naturalmente a quello che stiamo vivendo.
Qui e ora.
3. Uscire in moto permette di prendere distanza dalla routine
Quando saliamo in moto cambia completamente il contesto che ci circonda.
Usciamo dagli stessi ambienti, dalle stesse stanze, dagli stessi percorsi quotidiani e, almeno per qualche ora, anche dalle situazioni nelle quali si sono accumulati pensieri, tensioni e preoccupazioni. Ci troviamo improvvisamente dentro uno scenario diverso, che richiede la nostra attenzione e ci offre nuovi stimoli.
E non serve necessariamente partire per un grande viaggio. A volte basta imboccare una strada secondaria che non percorriamo da tempo, raggiungere un piccolo borgo, salire verso un valico oppure scegliere una deviazione semplicemente perché quel cartello ci ha incuriositi. Può bastare persino una strada che conosciamo benissimo, ma che in quel momento abbiamo voglia di percorrere.
Cambiare luogo non significa naturalmente lasciare i problemi alle spalle. Quello che ci preoccupava probabilmente sarà ancora lì al nostro ritorno.
Ma allontanarsi per qualche ora dal contesto nel quale quei pensieri sono nati o si sono alimentati può aiutarci a creare una piccola distanza mentale, interrompendo la continuità della giornata e introducendo qualcosa di nuovo.
E qualche volta è proprio quella distanza a permetterci di tornare alle stesse cose con uno sguardo un po’ diverso.
4. La moto riaccende curiosità ed emozioni
C’è qualcosa che cambia già nel momento in cui decidiamo di partire.
Dove vado?
Che strada faccio?
E se invece di prendere quella che conosco girassi dall’altra parte?
Chi viaggia in moto conosce bene questa sensazione. Il mototurismo è fatto anche di curiosità. Una strada mai percorsa. Un paese comparso improvvisamente su un cartello. Una deviazione. Una valle che non avevamo previsto. Un panorama che appare dietro una curva. Sono piccole scoperte che spostano l’attenzione verso quello che abbiamo davanti.
Poi arrivano le emozioni. Non devono necessariamente essere quelle di una grande avventura dall’altra parte del mondo. Può essere semplicemente la soddisfazione di una bella serie di curve. La sorpresa di trovare un luogo che non conoscevamo. Il piacere di guidare in una giornata perfetta.
Quella sensazione bellissima che arriva quando ti fermi, guardi la moto parcheggiata davanti a un panorama e pensi:
“Per fortuna sono uscita.”
5. Fotografare ciò che incontriamo lungo la strada
C’è un’altra cosa che faccio quasi sempre quando esco in moto: fotografare.
Una strada, un panorama, una moto parcheggiata nel posto giusto, un dettaglio che mi colpisce, un borgo scoperto quasi per caso.
La fotografia, almeno per me, è diventata parte del viaggio.
E se anche tu ami raccontare quello che incontri lungo la strada attraverso le immagini, puoi approfondire qui i miei consigli su come fotografare la moto.
Fotografare significa prima di tutto fermarsi e osservare.
Quando cerchiamo qualcosa da fotografare iniziamo a guardare quello che ci circonda con maggiore attenzione. Notiamo una luce particolare, una prospettiva, un dettaglio del paesaggio che forse, continuando semplicemente a guidare, sarebbe passato inosservato.
A volte significa anche fare quello che in moto dovremmo concederci più spesso: accostare, spegnere il motore, scendere e prenderci qualche minuto per guardarci davvero intorno.
Poi quella fotografia può diventare anche un modo per conservare e condividere l’esperienza.
È il ricordo di una strada percorsa, di un luogo scoperto o di un momento che ci ha fatto stare bene. E quando la mostriamo a qualcuno, la pubblichiamo o la utilizziamo per raccontare un itinerario, quel momento vissuto solo da noi diventa qualcosa che può incuriosire, ispirare o semplicemente emozionare anche qualcun altro.
Forse è anche per questo che, dopo tanti chilometri, continuo a tornare a casa con il telefono pieno di fotografie. Non sono soltanto immagini. Sono piccoli pezzi del viaggio che ho deciso di portare con me.
6. Concedersi uno spazio che sia davvero nostro
Forse uno degli aspetti più belli dell’uscire in moto è proprio questo: per qualche ora possiamo scegliere noi il ritmo della giornata.
Decidere quando partire, dove andare, quanto fermarci, se seguire l’itinerario che avevamo in mente oppure cambiarlo all’ultimo momento.
Nella vita quotidiana molte delle nostre giornate sono scandite da impegni, orari, richieste e cose che “dobbiamo” fare.
In moto, invece, può tornare a esserci uno spazio nel quale facciamo qualcosa semplicemente perché ci piace.
E non serve che succeda nulla di straordinario.
A volte basta fermarsi in un bar lungo la strada e bere un caffè senza guardare l’orologio. Altre volte può essere sufficiente restare qualche minuto davanti a un panorama, oppure decidere di allungare il giro semplicemente perché la strada è bella.
E, al contrario, possiamo anche scegliere di tornare indietro prima, perché abbiamo già trovato quello che cercavamo da quella giornata.
Questa possibilità di scegliere, senza dover necessariamente produrre qualcosa, arrivare da qualche parte o rispettare un programma, ha un valore che spesso sottovalutiamo.
Per me la moto è anche questo: uno spazio di libertà personale.
Un tempo nel quale non devo necessariamente essere produttiva, disponibile, organizzata o efficiente. Posso semplicemente guidare. Seguire una strada. Fermarmi quando ne ho voglia. E lasciare che, almeno per qualche ora, sia il piacere a decidere il ritmo.
Forse è anche qui che nasce una parte di quel benessere che tanti motociclisti associano alla moto.
Non tanto dal fatto di “scappare” dalla quotidianità, quanto dal potersi concedere, ogni tanto, uno spazio scelto davvero da noi.
Ma è soltanto una sensazione?
Fin qui ti ho raccontato quello che la moto rappresenta per me e quello che, probabilmente, molti motociclisti riconoscono nella propria esperienza.
Ma c’è anche un’altra domanda interessante:
quella sensazione di tornare a casa con la testa più libera è soltanto soggettiva oppure durante la guida succede davvero qualcosa che possiamo osservare e studiare?
La ricerca scientifica ha iniziato a occuparsene, studiando aspetti come attenzione, elaborazione degli stimoli sensoriali e risposta fisiologica durante la guida motociclistica.
Non voglio però trasformare questo articolo in una lezione di neuroscienze. Per questo ho dedicato un approfondimento specifico proprio a questo tema:
moto e benessere psicologico: cosa dice davvero la ricerca.
Lì possiamo lasciare da parte, per qualche minuto, le sensazioni del motociclista e vedere cosa ci dicono gli studi.
A volte basta cambiare strada
Alla fine il problema con cui siamo partiti probabilmente sarà ancora lì. Una moto non cancella quello che è successo. Non modifica una situazione difficile e non garantisce che torneremo a casa improvvisamente felici.
Ma durante il tragitto può succedere qualcos’altro. Partiamo con la testa piena. Poi arriva una curva. Poi un’altra. Una strada che non avevamo mai percorso. Un paesaggio. Una fotografia. Una deviazione presa all’ultimo momento. Una sosta. Un caffè bevuto da qualche parte mentre la moto è parcheggiata davanti a noi.
E lentamente la giornata comincia a riempirsi anche di altro.
Il problema rimane, ma non occupa più necessariamente tutto lo spazio. Quando torniamo a casa possiamo essere più tranquilli. Possiamo aver trovato una soluzione oppure no. Possiamo semplicemente aver smesso per qualche ora di girare intorno allo stesso pensiero. O forse abbiamo fatto qualcosa di ancora più semplice: abbiamo trasformato una giornata partita male in una giornata nella quale, alla fine, è successo anche qualcosa di bello.
Ed è questo, più di qualsiasi teoria, uno dei motivi per cui continuo a pensare che ogni tanto valga la pena indossare il casco, chiudere la visiera, mettere in moto e cambiare strada.
E tu? Ti è mai capitato di partire con una giornata storta e tornare a casa con tutt’altro umore?
Raccontamelo nei commenti.
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